Lavorare nella moda



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GUIDA ALLA LETTURA

Questa pubblicazione vuole essere una guida semplice per chi cerca un orientamento iniziale utile:



  • a capire se è la moda l’ambito entro cui desidera intraprendere il proprio percorso formativo/scolastico e lavorativo;

  • a comprendere se l’interesse e il fascino che la moda suscita trova una corrispondenza effettiva con le proprie conoscenze e capacità e se l’attrazione generica può essere indirizzata verso una professione specifica

  • ad orientarsi nel vasto panorama formativo per fare centro con gli studi e costruirsi così una solida professionalità, indispensabile premessa al buon inserimento nel mercato del lavoro.

Nell’introduzione di questo volume, attraverso domande e risposte, si cerca di delineare l’ambito di riferimento.


La prima parte – La moda: un mondo di opportunità - offre una panoramica del settore che parte dal probabile “vissuto” dei giovani rispetto alla moda, per ricostruirne, in breve, alcune linee storiche, individuarne i contatti e le connessioni con altri ambiti quali l’arte e lo spettacolo, descriverne le articolazioni del processo produttivo e le sue diverse sfaccettature, per arrivare a definire le professioni che nella moda operano, anche quelle che abbiamo scelto di non trattare in dettaglio.
Nella parte centrale sono invece presentate le figure professionali prese in considerazione nel volume. Da una parte esse vengono descritte mediante una scheda che sintetizza, in alcuni punti chiave (chi è, che cosa fa, dove lavora, con chi lavora, ecc.), le caratteristiche salienti delle varie professioni presentate, mentre dall’altra vengono arricchite da interviste a persone che svolgono da anni queste attività. Il racconto dell’ esperienza di questi testimoni significativi ci è sembrato utile per rendere le descrizioni delle professioni più legate alla realtà; tali racconti e testimonianze costituiscono, però, solo alcuni dei possibili percorsi di vita lavorativa. Il mondo intorno – arricchisce, in alcuni casi, il quadro della descrizione con informazioni per ampliare ulteriormente l’orizzonte (le professioni contigue, il mondo cui il giovane può accedere navigando nel sistema professionale, eventuali percorsi e strategie, ecc.).
Il glossario, infine, consente ai lettori di orientarsi nel linguaggio utilizzato nel corso della narrazione e di acquisire una certa dimestichezza con le specifiche definizioni che s’incontrano durante la ricerca attiva del lavoro: nei colloqui di lavoro, nei momenti di ricerca delle informazioni, parlando con differenti interlocutori.
AVVERTENZE




  1. Maschile o femminile? Nel settore della moda, maschile e femminile si confondono e si fondono, forse come in nessun altro ambito. Ciò non toglie che alcune professioni, spesso le più umili e le meno conosciute, siano svolte prevalentemente da donne, mentre altre, spesso quelle più di tendenza, siano svolte da uomini, anche se non in modo esclusivo. E’ assolutamente superfluo ribadire che ogni condizionamento culturale che faccia apparire alcune scelte professionali come “obbligate” non trova oggi (e forse mai) nessun fondamento. Ci sembra doveroso, quindi, sottolineare che la scelta di utilizzare la nomenclatura al maschile risponde solo alle convenzioni oggi in uso nella lingua italiana.



  • Aggiornamento. Pur essendo aggiornate, le informazioni raccolte in questo volume potrebbero, al momento della sua effettiva consultazione, essere state riviste, si raccomanda per tanto di verificare le informazioni qui riportate presso i Servizi di Orientamento collocati sul territorio regionale.



La moda: un mondo di opportunità
LA MODA E I GIOVANI

Prendendo spunto dalla consapevolezza di vivere in un contesto sociale in cui domina la mutevolezza e il susseguirsi di modalità di informazioni e di strategie di consumo sempre differenti,vogliamo, in questa breve introduzione, dare un’ interpretazione delle regole che agiscono nella moda e sulla moda concentrandoci in particolare sul mondo dei giovani.

La moda è effimera, la moda comunica, la moda cambia, il fenomeno moda costituisce una fonte molto ricca che ispira riflessioni su diversi fronti. Una prima riflessione parte dalla considerazione che la moda è un fenomeno di massa che gli individui , in particolare i giovani, utilizzano per differenziarsi gli uni dagli altri, ricoprendo il ruolo di consumatori attivamente impegnati nella costruzione di senso e di se stessi, e che, quindi, parlare di moda, significa parlare di un fenomeno sociale profondo e complesso e del legame che intercorre tra la comunicazione che avviene attraverso l’abbigliamento e i processi di costruzione di identità sociali e individuali.

Si passa così ad una riflessione sul rapporto tra moda e cambiamento, tra essere e divenire; se da un lato seguire la moda può essere per un giovane motivo di appartenenza al gruppo o alla comunità nella quale vuole riconoscersi, da un altro punto di vista l’esigenza di possedere uno stile proprio fa parte di quella ricerca di un’identità propria e specifica che accompagna la crescita di un individuo.

La moda, come fenomeno, ha origine in un mondo circoscritto, ma con la consapevolezza di essere comunque un fatto sociale ed economico e, come tale, si trova ad unire due mondi apparentemente distanti l'uno dall'altro: la creatività e il consumo. Le contrapposizioni tra una realtà e l'altra vanno, nella ciclicità produttiva della "moda", appianandosi, in quanto nel mondo del "consumo" - immediatamente dopo la novità proposta dal fenomeno moda - si innesta un processo di intercomunicazione che sottolinea un bisogno di conformità e di integrazione delle diverse classi sociali. Tale atteggiamento origina comportamenti tendenti all'uniformità nei consumi. D’altro canto, nel mondo della creatività e della produzione, si assiste anche ad un fenomeno che punta alla definizione di forme e linguaggi espressivi che tendono ad una maggior differenziazione.

Dati questi presupposti, un'attenta analisi sociologica del fenomeno della moda mette in luce come questo sistema, seppur implicitamente, trasformi alcuni comportamenti sociali e conseguentemente produca diversi livelli di comunicazione. La moda, per sua definizione, pur orientandosi verso un costume considerato emergente, non gli riconosce validità continuativa nel tempo, in quanto la funzione predominante della moda consiste nell'introdurre, a cicli, elementi di differenziazione. La moda é un cambiamento periodico di stile più o meno obbligatorio. La trasformazione dei comportamenti della moda avviene attraverso un codice preferibilmente non verbale, in quanto mira al raggiungimento di un senso comune estetico. Ma non essendoci una definizione del concetto di gusto, capace di delineare un vero senso comune estetico, la moda, attraverso la molteplicità dei suoi linguaggi, ne dà una temporanea definizione.

Nel variegato e complesso sistema della moda si intersecano diverse figure che, pur non appartenendo al sistema stesso, in realtà mediano, grazie al loro carisma e alla loro presenza pubblica, le espressioni della moda stessa. Queste figure forniscono uno stile quale espressione del loro gusto personale ma influenzano, attraverso i canali di comunicazione, la molteplicità delle manifestazioni della moda.

Le differenti tendenze, attraverso cui si esprime la moda, individuano gruppi informali, aggregati di individui che si identificano in una moda che introduce comuni modelli culturali di riferimento e produce un'apparenza di similarità che consente ai soggetti sociali, con interessi differenti, di sentirsi parte integrante di un gruppo che a sua volta é contenuto nello sconfinato mondo della moda. Sconfinato perché anche il particolare più banale e più semplice, può diventare “di moda” se adottato per la prima volta da un leader del settore.

Nella mondializzazione degli scambi, alcuni prodotti come i jeans, la Coca-Cola o il McDonald, sono divenuti simboli potremmo dire totemici1 e sono penetrati nell'immaginario2 insieme al mercato reale. Fanno parte di una lingua universale, pubblicitaria, intraducibile in qualsiasi altro idioma. Non vi è altra definizione di questi prodotti se non quella della loro marca. Prodotti come i jeans3 e la minigonna, per esempio, assumono allora un valore che va ben oltre quello di semplici prodotti d’abbigliamento: se i jeans sono stati, agli inizi, un abito da lavoro della classe operaia e dell'America del West, si sono velocemente imposti come elemento trasversale, che nasconde la frontiera tra il lavoro e il piacere, e omogeneizza ogni forma di attività. Se il senso comune opponeva, ancora risolutamente, il lavoro al piacere, l'onnipresenza dei jeans mostrava già, nella pratica, che ci si trovava di fronte alla stessa cosa. Se le donne portano i jeans è perché il loro corpo non è più lo stesso, è meno aderente alle costrizioni dell'essere donna, alla messa in scena della femminilità. Preferisce l’indeterminatezza unisex. E se i jeans, come oggetto erotico e sessuale sono stati intimamente legati alla liberazione sessuale degli anni Sessanta - Ottanta, ciò è accaduto sulla base di una relativa non distinzione dei sessi e degli abiti. Come sempre, il gioco non ha fine. I jeans, dopo aver livellato le caratteristiche sessuali, possono ridiventare un oggetto sensuale, sottolineando le forme del corpo. Dopo aver livellato le caratteristiche della moda, possono ridiventare un oggetto di moda, diversificandosi all'infinito secondo le fantasie industriali dei creatori o le fantasie personali di chi li indossa.
La minigonna, d’altro canto, incarna la storia di una rivoluzione sociale tutta al femminile: da capo simbolo della rivoluzione dei mitici anni Sessanta, a immagine sexy degli anni Ottanta, rientra con forza nel guardaroba del terzo millennio, come se il tempo non fosse passato. Gli anni Sessanta, nella storia della moda e del costume, hanno determinato un cambiamento epocale. Il boom economico, le scoperte scientifiche e le imprese spaziali, l'emancipazione femminile e le rivendicazioni sociali, la contestazione studentesca hanno giocato un ruolo fondamentale nella trasformazione del gusto, ma ancora di più nella nascita di una nuova idea di moda più vicina e attinente al quotidiano.

E' alla metà degli anni Sessanta che si riconoscono i cambiamenti più significativi di questo settore con l'avvento della minigonna ideata da Mary Quant4 che propone una nuova immagine femminile ironica e provocatoria, giovane e spregiudicata. Una rivoluzione che coinvolge anche altri settori dell'abbigliamento, l'intimo e gli accessori che diventano complementi espressivi necessari a creare quello che, a partire dal 1967, sarà definito "total look".

Gli impulsi della cultura giovanile, alla fine del decennio, determinano un ulteriore e definitivo assalto a quella immagine di “torre eburnea”5 che la moda del passato recente si era creata. L'affermarsi di nuovi generi musicali quali il pop, il rock e il folk, contribuiscono a rafforzare l'idea che l'abbigliamento sia il giusto tramite per dimostrare le proprie ideologie. La musica e l'abito esprimono il bisogno di unità e comunanza di ideali della gioventù di questi anni e, allo stesso tempo, la necessità di dichiarare una diversità rispetto ai valori e ai limiti di una società nella quale i giovani non possono più riconoscersi.

Il jeans, l'eskimo6, la maglia a collo alto, la minigonna, l'abito etnico, l'unisex diventano una divisa che uniforma e allo stesso tempo distingue. La conclusione dello scorso decennio, però, porta all'omologazione di tali presupposti che, convogliati nel complesso "sistema moda", vengono progressivamente a perdere il carattere originario e sono ricondotti a semplici proposte da indossare per interpretare, secondo il gusto personale e le occasioni, il proprio tempo. In questo periodo anche i grandi creatori, che dettano le regole del bel vestire, dimostrano una nuova sensibilità per il prèt-a-porter7, e affiancano il prodotto sartoriale esclusivo a quello di più largo consumo. Le novità provenienti dall'industria tessile, inoltre, appoggiano con prepotenza questa tendenza e i grandi nomi come Renato Balestra, Valentino, Armani, Ken Scott, Emilio Pucci iniziano a sperimentare le possibilità espressive di prodotti con fibre sintetiche e artificiali: jersey Trevira, Sisan, Orlon.

Si parla di un fenomeno nuovo, di una "moda", e di nuove tendenze estetiche per il futuro, anche se recuperate dal passato e da culture diverse dalla nostra.

Il ritorno dello stile "tribale" è il fenomeno "moda" dell’ultimo anno, anche se rivisto in chiave moderna...un misto di punk8, grunge9 e 'primitivismo', con un occhio al futuro, alle ambientazioni stile Blade Runner10, cyberpunk11. L’ingresso e l’affermazione di pratiche legate a questa nuova moda, soprattutto del piercing e tatuaggi, nella vita sociale sono stati aiutati anche dalla pubblicità che ne hanno fatto top model come Sybyl Buck (lingua e setto nasale perforati), Christy Turlington e soprattutto Naomi Campbell, la venere nera della moda, che ha messo in mostra a tutto il mondo il suo ombelico.

Forse inconsapevolmente, la Campbell ha dato il via a un meccanismo di emulazione che ha contagiato moltissime donne, più o meno giovani e di ogni ceto sociale, così come era già successo per il tatuaggio sul polso della modella Carré Otis.Tra i nomi celebri del mondo del rock troviamo Axl Rose dei Gun’s and Roses e Lenny Kravitz che esibiscono il piercing al capezzolo e Madonna, che ne ha uno alla narice e uno all’ombelico. Questi sono solo alcuni dei nomi più conosciuti, ma tra i gruppi underground sono numerosissimi i personaggi con piercing, branding e tatuaggi.

La diffusione di un’estetica che richiama i motivi di tribù lontane, non solo nell’abbigliamento, è stata trasmessa anche dallo stilista Jean-Paul Gautier, che ha mandato in passerella modelli tatuati e con scarnificazioni varie.

Moda legata alle tribù lontane e moda legata alla quotidianità, dai bambini agli adulti è moda quasi ogni oggetto che usiamo: dall’astuccio al portafoglio, dal portachiavi al profumo. Basti pensare alle linee di prodotti legati ad eventi particolari, quali l’uscita di un nuovo film per bambini o il successo di una barca in una regata di prestigio (vedi il fenomeno Prada).

I giovani sono oggi impregnati di moda ed è forse questo il motivo principale per cui sono attratti da questo ambito lavorativo, evocativo di successo, diversità, ma anche omologazione, conformismo, appartenenza ad un gruppo e, in ultima istanza, alla società stessa.
BREVI CENNI DI STORIA DELLA MODA
La moda come tale non è sorta in tutte le civiltà e in ogni epoca.E’ necessaria una trama di ideali etici, di desideri funzionali di celata vanità e di amore alla fantasia per comprendere l’insorgere e l’influenza sociale” (Josefina Figueras12).
Per delineare sinteticamente i tratti della storia della moda è fondamentale individuarne i meccanismi basilari. Le condizioni fondamentali del fenomeno moda si possono riassumere in tre aspetti principali: fugacità, interesse radicale per il cambiamento, carattere effimero. Non si può quindi propriamente affermare che la moda nasca nell’antichità (per secoli uomini e donne hanno indossato un unico vestito, la tunica) e anche se, da sempre, l’indumento è servito a marcare l’ordine gerarchico della società ed è servito da amplificatore della femminilità o della virilità, ai suoi primordi l’abbigliamento, con tutti gli accessori connessi, non presenta i tratti di fugacità tipici del fenomeno moda. Nonostante questo, già in epoche antiche, il modo di vestire attesta il suo intimo rapporto con il contesto culturale, elemento che rimane fondamentale in tempi moderni.

Gli studiosi registrano la comparsa vera e propria della moda a metà del XIV secolo quando si assiste ad una diversificazione nel modo di vestire tra uomini e donne, che si fa più strettamente legato alla situazione storico politica dei singoli paesi. Avviene così che gli stati egemoni impongono la moda delle proprie corti sulle altre potenze. Nel XVI secolo gli abiti riflettono il lusso e l’ostentazione di un mondo in espansione e l’egemonia spagnola fa sì che il nero, il colore della corte di Filippo II, diventi di moda. Nel ‘600 inizia l’epoca d’oro francese. Da allora ai nostri giorni, la Francia prende lo scettro della moda, e, oltre ad essere la prima potenza politica, diventa lo scenario principale del bon ton. Ed è ancora in Francia, dopo la rivoluzione del 1789, che viene proclamata una legge dello stato che garantisce l’assoluta libertà di abbigliamento.


Ma sarà un secolo dopo che avrà inizio il cosiddetto “secolo dell’eleganza”, nel 1868, quando Charles Frederick Wolfe13 apre il suo primo atelier di moda a Parigi. Worth gettò le basi di quella che sarebbe poi stata denominata “alta moda” ed ebbe come clienti nobildonne e regine. Tra le sue innovazioni principali, ci fu quella di esporre i suoi abiti al pubblico utilizzando le modelle al posto dei manichini. In un certo senso si può affermare che Worth sia il padre delle passerelle moderne.

Un altro nome chiave di questo secolo è Coco Chanel . Chanel pensava che la vera eleganza fosse nella semplicità e nella libertà di movimento e, grazie a quest’intuizione, eliminò il corsetto che fino ad allora stringeva il busto della donna limitandole la respirazione. Per la prima volta l’attenzione venne spostata dallo stilista al consumatore, in questo senso si può dire che Chanel precorse ciò che oggi chiamiamo pret a porter. Altro nome di spicco di questa prima generazione di stilisti è quello di Cristobal Balenciaga14, spagnolo trapiantato a Parigi, che fece, delle sue stoffe, vere e proprie opere di architettura, alla ricerca di una continua evoluzione di stile, tanto da meritarsi i soprannomi di “Picasso” e “Mozart” della moda.

Dopo la seconda guerra mondiale, la moda subisce una serie di cambiamenti susseguitisi a ritmo vertiginoso, fino ai nostri giorni. L’industrializzazione favorisce l’abbattimento dei costi di confezione e la trasformazione dell’abito in prodotto di consumo della società di massa.
Ma non solo le innovazioni tecnologiche favorirono la trasformazione rapida della moda, bensì anche profonde trasformazioni sociali: l’ingresso massiccio della donna nel mondo del lavoro e nella vita sociale fece sì che l’abbigliamento si adeguasse al nuovo stile di vita. Già dagli anni Venti, per esempio, mentre la moda maschile tende a ristagnare, la moda femminile vede un’accelerazione e un cambiamento frenetico, in favore di indumenti sempre più pratici, fino all’adozione di un tipico indumento maschile, i pantaloni.

Negli ultimi decenni del XX secolo, come già accennato nel paragrafo precedente, si osservano due linee per quanto riguarda il modo di vestire: da una parte uno “stile” classico che va cambiando secondo le tendenze, dall’altra l’emergere di “stili di contrasto”. Tendenze che convivono con l’abbigliamento degli yuppies e dei nuovi ricchi, che alternano stile classico e stile di lusso, il che comporta una ripresa dell’alta moda.






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