Lavorare nella moda


parte del lavoro delle grandi imprese rimane affidato a terzisti



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Nonostante questo, gran parte del lavoro delle grandi imprese rimane affidato a terzisti20. Un’altra strada che le grandi aziende stanno perseguendo è quella della delocalizzazione produttiva, cioè del ricorso al trasferimento di parti della lavorazione in Paesi a basso costo del lavoro. Tale strada però non sembra essere alla lunga vincente e risulta poco appropriata alle caratteristiche distintive delle aziende italiane, come si è detto connotate da forti tradizioni locali e da una dimensione medio-piccola.


In definitiva il panorama della “azienda moda” sembra collocarsi in una fase di evoluzione che mira a rivitalizzare il settore, che comunque non ha mai smesso, dal dopoguerra ad oggi, di essere cruciale all’interno della economia italiana. La crescente affermazione degli stilisti nazionali negli anni 70-90, in particolare per quanto riguarda la moda di lusso, ha consentito di evitare crisi registrate in altri settori, senza escludere, però, la necessità di ripensare a modelli nuovi e di incrementare l’innovazione tecnologica delle imprese che operano nel settore.

ORGANIZZAZIONE PRODUTTIVA E DELLA MODA IN EMILIA ROMAGNA

In Italia, il modello a rete si è realizzato e si è dimostrato funzionale nel processo di produzione di moda, con il “distretto”21: le piccole e medie imprese si sono organizzate concentrando la dislocazione geografica delle aziende dello stesso settore, favorendo, in tal modo, un processo di imitazione e cooperazione.

Nel distretto, il ciclo di produzione è suddiviso tra più imprese; ciascuna impresa tendenzialmente si specializza su una fase di lavorazione che costituisce un fattore distintivo e, nei limiti delle richieste del mercato, ne garantisce la continuità.

Il distretto si è affermato come risposta alla “turbolenza ambientale”, alla “incertezza del mercato”, alla ricerca di flessibilità.

Nel distretto confluiscono in maniera fortemente intrecciata:


  • Fenomeni economico –produttivi che riguardano l’impresa ma si manifestano al di fuori di essa.

  • Aspetti socio – istituzionali che costituiscono requisiti del mantenimento e sviluppo del sistema complessivo delle imprese.

Il distretto è, quindi, una struttura complessa che è impresa, ma è anche territorio, che richiede infrastrutture e necessita di sistemi di controllo e governo dentro e fuori le aziende. Da ciò sia i fattori di successo (radicamento, sviluppo locale, impulso all’imprenditoria giovanile, cooperazione e qualità), sia i punti deboli (eccessiva specializzazione, difficoltà nel mantenimento e nella diffusione capillare delle infrastrutture, concentrazione di zone industriali a discapito dell’impatto sul territorio, aumento della richiesta di servizi pubblici e sociali, bisogno di controllo, ecc…)

In Emilia-Romagna, più che in altre realtà italiane, l’organizzazione produttiva in distretti ha fatto registrare più successi che difficoltà.

Nati a seguito delle crisi delle grandi industrie regionali negli anni ’50, i distretti regionali si sono ben presto affermati con produzioni di beni d’investimento ad alto contenuto tecnologico. A queste produzioni, nel corso degli anni, si sono affiancate quelle di alcuni beni di consumo (confezioni, maglieria), orientate verso una fascia alta di mercato, competitiva rispetto alla produzione di capi standard e poco rifiniti provenienti dai Paesi emergenti. L’attività dei distretti ha dato un rilevante contributo allo sviluppo economico sia regionale sia italiano, con produzioni industriali competitive non solo sul mercato nazionale, ma anche internazionale. Il settore più sviluppato è quello dei macchinari industriali, dove opera il 25% delle imprese manifatturiere e il 50% circa del totale della forza lavoro regionale. Con le vendite all’estero, che in alcuni comparti raggiungono il 60% del fatturato, in alcuni settori (ceramica, impiantistica alimentare) i distretti regionali dell’Emilia-Romagna sono i più significativi a livello mondiale, per numero di imprese, volumi e fatturato. Le caratteristiche concorrenziali dei distretti regionali sono l’innovazione tecnologica, l’alta produttività, il costante incremento della qualità, le buone condizioni di lavoro e le retribuzioni elevate: l’esperienza dei distretti in Emilia-Romagna dimostra come competizione e cooperazione siano fattori fondamentali per il successo economico e per lo sviluppo di sistemi territoriali, integrati tra loro e capaci di rapportarsi positivamente con l’economia mondiale.

All’interno dei distretti i processi di apprendimento e adattamento hanno consentito di sviluppare la tradizione locale trasformandola in incubatore di sviluppo tecnologico.



Nascono così poli industriali di centinaia di piccole e medie imprese, specializzate e indipendenti, che operano nello stesso settore, collaborano, competono e sono concentrate in aree territorialmente delimitate.

È questa la fisionomia caratteristica del tessuto industriale dell’Emilia-Romagna, in cui la produzione industriale si è organizzata in numerosi distretti ad alta specializzazione produttiva. Protagonisti dei distretti sono le piccole e medie imprese: le aziende con meno di 50 dipendenti superano il 90% del totale delle imprese attive (oltre 400mila) e impiegano il 64% degli addetti. Tra queste opera una fitta rete di piccole e piccolissime imprese artigiane, che, con circa 130.000 unità produttive, arrivano a superare il 10% del totale nazionale. Cresciute di pari passo con l’evoluzione dei sistemi produttivi locali, gran parte delle imprese artigiane dà vita a una fitta rete di aziende contoterziste22. Il settore della subfornitura in Emilia-Romagna è uno dei più sviluppati a livello nazionale e si integra a livello verticale con le attività delle imprese di dimensioni maggiori. E’ grazie alla qualità delle rete di subfornitura, che numerose imprese estere e multinazionali hanno cominciato a trasferire le proprie attività nei distretti della regione.



UN'IMPRESA OGNI 8,9 ABITANTE

Con oltre 4.000 imprese di natura prevalentemente artigianale e di piccole dimensioni, dal comparto dell’abbigliamento regionale arrivano gran parte delle produzioni destinate al mondo della moda italiana, soprattutto femminile. Maglierie, lavorazioni in pelle, calzature e confezioni sono le principali produzioni del distretto, integrate con le dinamiche attività dell’industria regionale della moda. L’Emilia-Romagna ospita infatti i centri di design e produzione di alcuni dei più importanti stilisti del mondo, ed è il principale produttore nazionale di maglieria. Il distretto più consistente, per numero d’imprese di abbigliamento, è localizzato nel Modenese (Carpi) dove la produzione di maglieria ha inizio nel secondo Dopoguerra. Rapidamente il distretto acquisisce rilevanza internazionale e si afferma alla metà degli anni ’60 con la crisi del modello di produzione tradizionale basato su imprese verticalmente integrate. La flessibilità operativa del distretto carpigiano, organizzato in una fitta rete di piccolissime imprese, è risultata vincente. E’ così che numerosi marchi, realizzati inizialmente da piccole aziende a conduzione familiare, hanno saputo non solo conquistare i mercati nazionali ma anche quelli esteri, contribuendo alla crescita dell’export che ha raggiunto il 30% della vendite. Più concentrato in Romagna è il comprensorio delle calzature, dove oltre il 90% delle aziende ha meno di 50 dipendenti per un totale di 3.000 addetti. Nel Bolognese operano, invece, numerose aziende di articoli in pelle, le cui produzioni firmate sono rivolte ai mercati della moda nazionale e internazionale. In questo ambito, le produzioni di tecnologie sono meno consistenti, ma ugualmente rilevanti: macchine per stirerie e lavanderie industriali, per il taglio dei tessuti hanno una significativa presenza nella regione. Ma soprattutto è importante citare le attività creative nell’ambito del design industriale per la moda.


CHI OPERA NEL MONDO DELLA MODA?
Il primato della moda italiana si basa su fondamenta solide tali da far ritenere che la relativa diminuzione della domanda di operai specializzati, dovuta all’impiego crescente delle nuove tecnologie, sia ampiamente sostituita dalla domanda di altre figure professionali coinvolte nel processo produttivo.

L’attuale organizzazione del settore vede la dislocazione, alle piccole medie imprese di cui abbiamo parlato, di tutte le fasi produttive, mentre le fasi creative e di progettazione rimangono all’interno della casa “madre”.

Dalla sede dell’azienda, dal cuore del marchio, si crea quindi una rete più o meno fitta per la produzione. In altri settori questo sistema nasce soltanto per le grandi società o le multinazionali, ma nell’ambito moda è molto diffuso, costituendo un sistema in cui l’intrecciarsi di laboratori, impianti e competenze di diverso genere dà vita ad una forte specializzazione sia aziendale, sia, di conseguenza, professionale.

Dato che “moda” significa, per i lettori di questo testo, possibilità occupazionale, ma anche realizzazione di desideri, possibilità di crescita professionale ed economica, proviamo a descrivere, brevemente, il ciclo produttivo del circuito moda cercando di differenziarne le diverse fasi e indicando le figure professionali che fanno riferimento ad ognuna di esse. Solo alcune delle professioni saranno poi descritte in maniera analitica in questo volume, ma una rappresentazione dell’intero sistema può essere utile per orientarsi in esso.

Le fasi fondamentali del ciclo produttivo della moda si possono sinteticamente suddividere in questo modo:


                  • Ideazione del prodotto (elaborazione della collezione)

  • Marketing

  • Acquisizione materie prime

  • Realizzazione Campionario

  • Produzione

  • Vendita

  • Pubblicità, immagine, organizzazione eventi

A queste fasi, riferibili ai prodotti di moda in generale, vanno aggiunte le seguenti fasi specifiche dell’ambito tessile-abbigliamento, ad ognuna delle quali corrispondono mestieri e professioni distintive:

  • Tessitura

  • Taglio

  • Confezione

  • Finissaggio

  • Stiro

  • Ripasso

  • Imbusto



Ideazione

Alla fase di ideazione del prodotto corrispondono le seguenti figure professionali:



    1. imprenditore

    2. product manager

    3. stilista

    4. designer

Questa è la fase più critica di tutto il processo produttivo: l’imprenditore, il product manager e lo stilista congiuntamente stabiliscono le linee della collezione. Sono in gioco reddittività, identità, visibilità. Occorre tenere conto dei prezzi e delle disponibilità delle materie prime, delle capacità dei terzisti fornitori di soddisfare le esigenze. E’ importante in questa fase la capacità di interpretare le fluttuazioni delle “tendenze moda” in rapporto alle esigenze/target dell’azienda. In questa fase del ciclo, la creatività dello stilista si coniuga con la sostenibilità economica e la fattibilità produttiva stabiliti rispettivamente dall’imprenditore e dal product manager. Le relazioni-informazioni tra la funzione commerciale e la progettazione creativa sono complessi: linguaggi e criteri di riferimento sono spesso diversi, vanno quindi mediate le proposte dello stilista in rapporto alle esigenze di vestibilità/coerenza e agli standard di immagine dell’azienda. Ci sono inoltre forti vincoli temporali legati ad eventi fiere e calendari di cui tutte i professionisti coinvolti (e in molti casi si tratta di team di esperti) devono tenere conto.

In molti casi l’imprenditore coincide con l’ideatore iniziale, con lo stilista che è stato in grado di “sfondare”, di farsi un nome, di commercializzare le sue idee prima, e i suoi prodotti poi, a livello nazionale ed internazionale. In questi casi, basti pensare a tutti i nomi famosi in Italia, lo stilista diventa imprenditore, contribuisce ancora con le sue idee e la sua originalità a garantire il marchio e la qualità dei suoi prodotti, ma spesso si avvale della collaborazione di molti altri stilisti, esperti e creativi che sanno seguire ed interpretare le linee guida dell’imprenditore, mantenendo le caratteristiche del marchio, ma contemporaneamente innovandole. Ciò significa che lo stilista che non lavora da solo, ma lavora per una grande casa di moda, è un professionista esperto che sa mettere a disposizione di altri, plasmandole, le proprie idee.

Il product manager è soprattutto colui che sa “pensare il prodotto finito”, sa mettere in relazione caratteristiche tecniche con le idee dello stilista, sa pensare agli impatti che le scelte implicano per la produzione, la commercializzazione, la pubblicità del prodotto.
Marketing

Alla fase di Marketing, indispensabile per individuare target di clientela, gusti emergenti, tendenze sociali ed economiche su cui far leva o su cui agire in contro-tendenza, corrispondono le seguenti figure professionali:



  1. Direttore marketing: è la figura centrale della strategia di marketing. Ha la responsabilità di individuare tendenze e di rispondere, con tutto il suo staff, alle esigenze aziendali di posizionamento sul mercato (le scelte dipendono direttamente dall’imprenditore e dal top management). Il direttore marketing coordina ed indirizza i responsabili di mercato, qualora l’azienda si rivolga a diversi segmenti di clientela. Sa raccogliere tutte le informazioni necessarie al successo aziendale, studiando la concorrenza e selezionando le informazioni che possono determinare il successo di una linea di prodotto. Il suo ruolo è determinante nelle scelte di presentazione delle stesse ( le campagne pubblicitarie, la distribuzione).

  2. Product marketing manager: ha competenze mirate soprattutto all’attuazione dei programmi di promozione e allo studio delle tendenze di mercato su uno determinato prodotto.

  3. Responsabile di mercato: Si occupa di analisi di un segmento di mercato (giovani, alta moda, uomo, donna, bambino, largo consunmo, ecc…) raccogliendo ed interpretando le informazioni necessarie alla direzione del marketing per definire o verificare gli obiettivi aziendali. Lavora prevalentemente a supporto della definizione delle strategie aziendali su un singolo mercato di riferimento.

  4. Export manager: è il ruolo principale per gestire le vendite all’estero. Se collocato all’interno della direzione marketing si occupa dello studio del mercato estero e della possibilità di esportazione dei prodotti in fase di ideazione/realizzazione.


Acquisti

Alla fase di acquisizione delle materie prime corrisponde sostanzialmente una figura professionale, spesso però coadiuvata dal designer del tessuto, dal product manager e dal coordinatore di campionario:



  1. il tecnico acquisti, buyer. Ha il compito di acquistare dai fornitori le materie prime, i semilavorati e i prodotti finiti necessari per l’attività dell’azienda. La scelta e la relazione con i fornitori costituiscono una delle principali variabili da presidiare fin dall’inizio del ciclo. In questa fase, nell’integrazione tra materiale scelto e prodotto da realizzare, si gioca spesso l’innovazione e, in larga misura, la competitività dell’azienda. Il tecnico acquisti è sempre supportato da altri specialisti che studiano e analizzano i diversi materiali, ne conoscono le caratteristiche e sanno prevederne la fruibilità in relazione alle scelte creative effettuate. Di norma si tratta di chimici, ingegneri chimici, analisti, ricercatori specializzati, ecc…


Realizzazione del campionario

Il campionario è la vetrina della produzione stagionale di un’azienda e dalla sua qualità dipende spesso il successo delle vendite successive. Il campionario viene utilizzato in varie forme e a diversi livelli: nella sfilata di alta moda, con l’esposizione nello spaccio aziendale, attraverso cataloghi fotografici, con un “set” a disposizione dei rappresentanti e degli agenti, sempre più attraverso la visibilità sui siti internet e la conseguente attivazione dell’e-commmerce23,

Alla fase di realizzazione del campionario corrispondono le seguenti figure professionali:


  1. Responsabile o direttore di produzione: ha la responsabilità per l’attività produttiva di uno stabilimento, di cui gestisce le risorse umane e rispetta il programma di produzione.

  2. Responsabile della programmazione alla produzione: sviluppa i programmi di produzione in base agli ordini che arrivano dal settore vendite e alle esigenze dell’impianto.

  3. Responsabile logistica: e’ specializzato nell’organizzazione delle spedizioni dei prodotti. La logistica ha acquisito un’importanza crescente nell’industria della moda; i tempi che intercorrono tra l’ordine e la consegna si riducono anno dopo anno e la necessità di disporre rapidamente degli assortimenti ha valorizzato la figura del responsabile.

  4. Operaio specializzato o tecnico specializzato: garantisce la produzione, spesso in forma artigianale, del campionario, curando la qualità di ogni pezzo realizzato e la rispondenza alle richieste iniziali. La produzione di un campionario può richiedere tempi di lavorazione molto concentrati, precisione ed affidabilità.

  5. Coordinatore campionario: deve controllare qualità e corrispondenza del semilavorato nelle varie fasi.

  6. Modellista: traduce in modello concreto l’idea dello stilista.

  7. Sarto: può essere un sostituto del modellista quando si tratti di un’azienda artigiana, ma in ogni caso è colui che concretamente realizza il prodotto finito che le modelle o i modelli indosseranno..




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